Emmaus
L'uomo più cercato del mondo è quello che non se n'è mai andato.
Un senzatetto muore di freddo in una chiesa di Roma. Accanto al corpo, una moneta di duemila anni. E un uomo che nessuno riesce a identificare, ripreso dalle telecamere mentre scompare nella notte.

Di chi è questa immagine?
inciso su una moneta di duemila anni
Non cerca un assassino. Cerca qualcuno che non invecchia.
Marco Ferrante, ispettore di Interpol a Lione, specialista in cold case, collega quel caso a un altro, poi a un altro ancora. Roma, Colonia, Buenos Aires, Atene, Tokyo. Lo stesso schema: qualcuno muore in un luogo di culto, un uomo senza nome veglia il morente, poi scompare. In almeno tre casi lascia una moneta identica — un denario del primo secolo dopo Cristo.
Con l'analista biometrica Sarah Khouri e Padre Thomas Mwangi, archivista del Vaticano custode di un dossier vecchio di settecento anni, Ferrante apre un'indagine che nessuno vuole e che tutti temono. Perché il riconoscimento facciale restituisce lo stesso volto attraverso ottant'anni. E i documenti vaticani risalgono alla peste nera del 1347.
L'indagine diventa caccia. La caccia diventa globale. Ma Emmaus non è la storia di chi viene cercato: è la storia di chi cerca — e di cosa succede quando il cacciatore si avvicina abbastanza da riconoscere la preda. O da riconoscere se stesso.
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